Ricordo del viaggio di una lontra di stagno in Uruguay

Progetto in collaborazione con Mattia Pajè per la collettiva: The Tourist (2017)

La piccola scultura di stagno volge lo sguardo verso qualcosa di indefinito. Mia prima fusione “casalinga” realizzata su un fornello a gas e prima scultura animale, quando ancora seguivo i corsi di restauro (2009) ed ero ben lontana dall’aver chiaro il mio interesse per lo sguardo animale, quale metafora del mio. Affidata nel marzo 2017 a Mattia Pajè ideatore del progetto espositivo THE TOURIST, per una collettiva viaggiante, ovvero destinata ad essere installata in giro per la città di Montevideo Uruguay. Mi piaceva l’idea di farle fare un viaggio dall’altra parte del globo e Mattia si è prestato a seguire le mie istruzioni per la documentazione. Volevo che quel mio primo sguardo animale attraverso quello di Mattia si posasse sulla quotidianità di Montevideo e fosse registrato in una serie di istantanee poi rispedite in Italia per mezzo di comuni cartoline postali proprio come fanno generalmente i turisti quando mandano saluti e racconti di viaggio a casa. Oggi più spesso tramite i social network, da cui la scelta delle cartoline postali, recupero di una modalità analogica e lenta del comunicare a distanza, che comporta a sua volta un viaggio a ritroso, percorsi imprevedibili e passaggi di mano, prima di giungere a destinazione.

Prima di tornare Mattia ha spedito in Italia all’indirizzo concordato del suo spazio espositivo di Bologna, Gelateria Sogni di Ghiaccio, le foto-cartoline realizzate, in totale cinque. Purtroppo nessuna è giunta a destinazione. Resta la documentazione fotografica realizzata da Mattia prima di affrancarle e spedirle, qui sopra due esempi.

L’ultima tappa del viaggio della piccola lontra è stata l’Instituto De Cultura Italiano di Montevideo, altre immagini qui: https://thetouristproject.wordpress.com/francesca-bertazzoni/

 

 

“Un segno come? É difficile da dire perché se vi si dice segno voi pensate subito a un qualcosa che si distingua da un qualcosa, e lì non c’era niente che si distinguesse da niente […]. Avevo l’intenzione di fare un segno, questo sì, ossia avevo l’intenzione di considerare segno una qualsiasi cosa che mi venisse fatto di fare. […] Ma adesso le cose erano diverse, perché il mondo, come vi ho accennato, stava cominciando a dare un’immagine di sé, e in ogni cosa alla funzione cominciava a corrispondere una forma.”

Italo Calvino, da Un segno nello spazio, Le cosmicomiche